Intervista realizzata da AIAC Reggio Emilia 


💡💡Oggi continua la nostra rubrica “CIAO MISTER!!”. Vi presentiamo l’intervistato di oggi:

🗣 NOME: Pierpaolo Gambarelli
🏟 SOCIETÀ D’APPARTENENZA: ASD Boiardo Maer – Settore Giovanile
📑 RUOLO: Allenatore – Responsabile Scuola Calcio
🎯 CATEGORIA DELLA QUALE CI SI OCCUPA: Primi calci

📝 QUANDO E COME È INIZIATA QUESTA TUA ESPERIENZA NEL MONDO CALCISTICO DA ALLENATORE?
Ho iniziato presto, a 27 anni. All’ISEF di Firenze prendendo la qualifica di Istruttore di Calcio e successivamente a Reggio frequentando il corso da Allenatore di III categoria (l’accoppiata delle due qualifiche è poi valsa quella UEFA B). Nel 1996 ho sostenuto il corso di preparatore atletico FIGC a Coverciano

📝 LE ESPERIENZE CHE HAI VISSUTO IN PASSATO:
Appena terminato il corso da allenatore sono stato contattato dal Roteglia, per allenare la squadra Juniores. Dopo due stagioni (a soli 30 anni) mi è stata poi offerta la conduzione della prima squadra nel campionato Interregionale, stagione conclusa con la salvezza (che fu l’ultima) del Roteglia in quella categoria. Altre squadre di adulti allenate sono state la Pievelandi in Promozione e contemporaneamente la loro Juniores (ero in campo 7 giorni la settimana) e, al mio paese, l’Albinea in 1^ categoria, dove avevo già fatto il preparatore atletico collaborando alla vittoria di un campionato. Ho allenato anche varie categorie giovanili, Allievi regionali alla Scandianese, dove sono rimasto per sei anni, anche come preparatore atletico in Eccellenza, sempre come preparatore atletico ho fatto una stagione a Suzzara (MN). Altre giovanili sono state gli Allievi ad Albinea, i Giovanissimi regionali e gli Esordienti a Rubiera, i Giovanissimi Regionali Professionisti a Sassuolo (allora serie B), dove erano venuti anche 4 giocatori che allenavo da 4 anni alla Boiardo (un quinto andò al Modena) e tutte, proprio tutte, le categorie giovanili alla Boiardo Maer, dove mi trovo, con piacere, da tanti anni. .

📝 QUALE È IL TUO METODO DI LAVORO E COSA TI PREFIGGI CON QUESTO
Ho sempre pensato di rendere l’allenamento vario, ricercando e sperimentando un po’ sia i contenuti che i metodi (anche questi vanno variati e compensati tra loro, non solo induttivi o solo deduttivi). Negli anni ’80 si prendeva coscienza che la tecnica da proporre non era quella da circo, che oggi chiamiamo freestyle, che il calcio, come altri giochi sportivi, è più complesso e situazionale e che la tecnica deve essere funzionale al gioco (poi si rischia di passare da un opposto ad un altro). Le abilità devono quindi essere aperte, cioè adattabili alla presenza di avversari e compagni. Il mio prof. Franco Anderlini, diceva: “Il nostro è un mestiere di idee ed esperienza”. Anche per questo non credo molto ai programmi per schemi preconfezionati. All’ISEF ho appreso che la persona è un’unità sostanziale, che ogni sua azione coinvolge tutte le aree della personalità (cognitiva, motoria, affettivo-emotiva e sociale) e che questa unità è in continuo divenire: Mario e Pierino di quest’anno non sono gli stessi Mario e Pierino dell’anno precedente.
L’apprendimento, come la crescita, non sono lineari e la randomizzazione dell’attività è da preferire. Ciò non significa che si debba andare al campo senza un programma di lavoro, anzi, ma il programma stesso deve tenere conto che la variabilità della pratica assume un valore importante. Poi al campo, in presenza dei bimbi, senti sulla pelle se sia meglio modificare, aggiungere o togliere qualche contenuto. In genere resta sempre qualcosa da fare per la volta successiva.
Chiaro che nel tempo ti accorgi di avere fatto degli errori e vorresti avere avuto le conoscenze e l’esperienza di ora. L’importante sarebbe imparare dagli errori.

📝 QUANTE SEDUTE FAI? COME RIESCI A BILANCIARE IL LAVORO TECNICO-TATTICO CON QUELLO PSICO-FISICO O INTEGRATO?
Quest’anno alla Boiardo svolgevamo due sedute settimanali con le categorie dell’attività di base, poi il venerdì, con un collaboratore, si faceva una terza seduta per 4 annate diverse, in due turni di allenamento (annate 2010-11 e annate 2008-9). L’attività ha al centro il ragazzo, quindi il gioco era ed è una componente fondamentale per la motivazione e l’apprendimento. Cerchiamo di rendere l’ambiente di apprendimento adeguato, quindi ricco di stimoli e sereno, dando feedback in positivo e cercando di non far sentire il ragazzi “giudicati” per i loro errori tecnici. Altro obiettivo è renderli il più autonomi possibile, anche nel valutarsi.
La tecnica viene proposta spesso in funzione del gioco, gioco che per un bimbo può essere anche scoprire in quanti modi può fare una cosa con la palla che vola, che rimbalza o che rotola. Il “lavoro” poi, già intenso di suo nel gioco dei bambini, viene reso denso, riducendo i tempi morti e dando continuità all’azione. Se si gioca una partitina a ranghi ridotti (i noti SSG) e la palla esce, il gioco deve riprendere velocemente, quindi il bimbo può anche entrare in campo in guida della palla). Si fanno proposte nelle quali viene favorita la presa di decisione, la soluzione di problemi e l’iniziativa personale anche con lo scopo di dare soluzioni ai compagni di gioco, da cui nasce il movimento intenzionale, che la teoria dei neuroni specchio ha dimostrato creare nuove connessioni nervose, quindi apprendimento. Come istruttori ci alleniamo a fare più domande che a dare risposte. Chiaro che ogni tanto occorre anche fornire il modello tecnico e tattico, altrimenti passeremmo appunto da un opposto all’altro, da essere troppo dirigisti ad essere troppo spontaneisti.

📝 COSA SI INTENDE PER UN ISTRUTTORE EDUCARE ALLO SPORT O AL CALCIO?

Non è scontato che praticando uno sport e il calcio in particolare si acquisiscano valori positivi. A volte per esempio, nel mondo scolastico il calcio viene percepito distante da certi comportamenti etici auspicabili, mentre da qualche addetto ai lavori viene visto in modo “totalizzante”. Si può cercare di vincere dando il proprio meglio o barando. L’obiettivo, a partire dai più piccoli deve essere imparare a giocare, tirando fuori il meglio di sé, nel rispetto delle regole e degli altri, consapevoli che questo favorisce anche l’apprendimento tecnico. Il conflitto può esserci, ma dovrebbe essere colto come occasione per entrare in relazione. Come si diceva, tra gli obiettivi educativi c’è il giocare in modo autonomo, quindi lasciare sperimentare le regole e usare strategie di rinforzo. Poi provare il piacere che deriva dal gioco stesso. Chi si diverte vince. Si passa poi dal gioco all’agonismo e diventa importante la sfida con se stessi, impegnarsi sempre un poco di più per sperimentare il miglioramento personale, riconoscere e accettare i propri limiti e che un altro sia migliore di noi. Qui l’istruttore dovrà valorizzare l’impegno. Altra cosa importante è non aver bisogno di barare, confidare quindi nella propria possibilità di farcela e non aver paura di perdere. E’ una progressione dal piacere del gioco individuale, verso il piacere dello sforzo per il bene della squadra.
Saper vincere è una cosa importante, ma il diploma di sportivo lo si ha quando si impara a perdere, dando importanza all’attività che si svolge e ai valori che la sorreggono.

⚽️ PROPONICI UN ESERCIZIO (vedi immagine):
• CATEGORIA: Primi Calci
• FASE D’ALLENAMENTO: Gioco Iniziale
• OBIETTIVI TECNICO-TATTICI o FISICI:
1. Utilizzo di uno stile di conduzione a prevalenza non direttivo
2. Favorire comprensione degli spazi di gioco
3. Insegnare a gestire l’errore proprio e del compagno
4. Attività che permette elevato tempo di impegno motorio
5. Gioco come maestro per trovare soluzioni efficaci
6. Favorire la comunicazione tra pari
7. Stimolare conosceza dello sport
8. Insegnare ad assumersi le proprie responsabilità

REGOLE:
7 giocatori si posizionano all’interno di un quadrato (12 x 12 m. per 7 giocatori), cinque di questi hanno una palla, agli altri viene data una casacca da tenere in mano. I 3 giocatori rimanenti si sistemano all’esterno del quadrato.
Chi ha la casacca in mano ha il compito di rubare il pallone ai giocatori in conduzione, se ci riesce, si effettua un cambio di ruolo (e conseguente scambio di casacca)
Se un giocatore con palla lo desidera o ritene opportuno, può trasmettere il pallone ad uno dei compagni posizionati all’esterno del campo andando ad invertire le posizioni e i ruoli di gioco (chi ha trasmesso palla, esce dal campo, chi l’ha ricevuta, deve entrare nel quadrato)
Comportamenti auspicati e gratificati
Capire quando si è una sotto pressione tale da rendere necessario il coinvolgimento di un compagno all’esterno del campo attraverso la trasmissione del pallone (effettuata quando il compagno è pronto a riceverla e non distratto o impegnato in un’altra situazione.
Difendere il pallone dall’intervento dell’avversario (frapponendosi tra questo e la palla e tenendo il pallone lontano dall’avversario) in attesa di una soluzione di gioco data dal compagno esterno.
Rimanere sempre attivi anche all’esterno del campo spostandosi, se necesario, da un lato all’altro del quadrato.

Intervista al responsabile del nostro settore giovanile